1938 Antisemitismo in Italia.
A scanso d’equivoci ogni persecuzione per motivi razziali è una prova d’inciviltà e chiunque storce anche un solo capello a un altro individuo solo perché questo appartiene a quella che considera una razza inferiore è un barbaro che merita disprezzo e pene giudiziarie. Detto questo riteniamo opportuno mettere i puntini sugli “i” di alcuni argomenti inerenti questo dibattutissimo settore della storia europea e mondiale. In primo luogo le inique leggi razziali emanate dal governo italiano nel 1938 colpivano meno dell’1 per mille dei cittadini di questo Paese considerato che la popolazione censita era di 45.000.000 di abitanti e gli ebrei italiani erano circa 40.000. Ribadiamo che questo esiguo numero non giustifica nulla ma è opportuno ricordare questo dato. Secondo fatto da non sottovalutare: da secoli, la chiesa cattolica in testa, veniva ribadito il disprezzo per gli ebrei con epiteti vari di cui uno dei più espliciti era: “deicidi” cioè assassini di Gesù, quindi la gente comune non aveva mai provato per gli ebrei sentimenti di grande simpatia. Pertanto le leggi razziali furono assimilate dai non colpiti dalle sanzioni con sentimenti vicini all’ indifferenza. Se peraltro ci furono atteggiamenti di contrasto, se non di sdegno, questi non emersero con pubbliche dichiarazioni o manifestazioni né da parte del popolo minuto né da parte di intellettuali o personalità dell’arte o della politica: si obietterà che il Paese era sotto il regime fascista che non tollerava alcun dissenso, ma è notorio che i veri eroi non hanno paura di nulla ma in quella occasione gli eroi mancarono. Un altro fatto che si nota quando vengono ribadite le vicende degli ebrei italiani è che i commentatori accomunano le suddette leggi del 1938 con le persecuzioni perpetrate dai nazisti e dai fascisti della repubblica di Salò negli anni 1943/45. Quindi e ripetiamo, senza giustificare nulla, che le deportazioni, le camere a gas, i forni crematori, la Risiera di San Saba e altre nefandezze sono fatti avvenuti verso la fine della seconda guerra mondiale, e non erano certo inerenti le leggi del 1938.
Livio Orlandini
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