martedì 6 settembre 2011

L’Erede del Kaiser

 In lingua italiana la parola tedesca Kaiser significa Imperatore, e la storia c’insegna che di imperatori germanici ce ne sono stati parecchi, ma in Italia quando si cita questo termine si intende parlare di Guglielmo II l’ultimo sovrano dell’impero di Germania, nostro storico nemico nella prima guerra mondiale, e da noi e dai nostri alleati sconfitto nel 1918, deposto dai suoi sudditi e mandato in esilio. La stampa italiana dell’epoca, specialmente durante il conflitto, fu particolarmente aspra nei confronti di questo sovrano, ironizzando sulla sua personalità di inguaribile gaffeur o di pallone gonfiato presuntuoso e sprezzante. In realtà pare che sia stato un buon politico e un buon padre di famiglia, tormentato da un handicap al braccio sinistro, fattore questo che incise sul suo carattere, come capita sovente a persone colpite da difetti fisici. Il suo esilio si protrasse sino al 1941, anno della sua morte, il che gli consentì di vedere dove Hitler stava portando la Nazione che precedentemente era la sua. Apparteneva alla Casata degli Hohenzollern che dapprima regnante solo sulla Prussia, dal 1870, grazie al genio politico di Bismark, estese il potere sull’intera Germania, lasciando però, con una formula unica al mondo, al comando dei singoli stati minori (per citarne alcuni: il regno di Sassonia, il regno di Baviera i granducati di Baden e di Oldenburg e una ventina di altri)  i precedenti sovrani. Con la sconfitta del 1918 questo mondo è scomparso ma sono sopravvissuti i titolari di sovranità rimbombanti e dopo quasi cento anni i pretendenti a quei troni sono i pronipoti degli antichi sovrani. Dopo quattro generazioni anche il discendente del Kaiser non manca di sostenere i propri diritti se non alla corona imperiale almeno a quella reale di Prussia. Si tratta di un simpatico giovane di trentacinque anni di nome Giorgio Federico di Hohenzollern orfano di padre dalla più tenera infanzia e con un’unica sorella minore handicappata fisica e mentale, e che ha scavalcato nella successione dinastica alcuni zii colpevoli di matrimoni inadeguati mentre lui ha le carte in regole anche da parte di madre che nasce, benché solo Contessa, nella casata dei Principi di Castell-Rudenhausen. È stato giocoforza quindi per lui sposarsi non con una semplice commoner (borghese in inglese) ma con una esponente dell’Almanacco di Gotha. La cerimonia quasi fiabesca si è tenuta  nel castello di Sans-Souci a Postdam, località tanto legata alla storia di famiglia, in questo 27 agosto a poche settimane quindi da altre nozze principesche a conclusione di diverse love-story coronate. La sposa Sofia di Isenburg, una bella ragazza dai lineamenti irregolari ma dal fisico imponente, appartiene a una casata se non regale però imparentatissima con diversi sovrani d’Europa e che tuttora mantiene vive le antiche tradizioni: basti pensare che i due cognati di Sofia, mariti delle sue due sorelle maggiori, sono l’uno il Principe Carlo di Wied e l’altro l’Arciduca Martino d’Austria-Este, quest’ultimo figlio di Margherita di Savoia-Aosta la figlia maggiore dell’Eroe dell’Amba Alagi. Ricordiamo poi tra gli antenati della sposa il Granduca di Toscana Leopoldo II, zio materno del nostro grande Re Vittorio Emanuele II. L’unica dissonanza in queste nozze è la diversità di religione tra i due sposi, lui è protestante e lei è cattolica, ma in questi tempi di conclamato ecumenismo è quasi un esempio di grande apertura. Moltissimi gli invitati al castello di Sans-Souci, tra cui oltre ai citati cognati abbiamo notato con piacere l’85enne Principe Landgravio Maurizio d’Assia, il figlio maggiore della nostra compianta Principessa Mafalda di Savoia. Maurizio è apparso in ottima forma. Non resta che gridare “viva gli sposi” e augurare loro una vita serena con tanti piccoli Principini per la continuità della prima (almeno dal punto di vista storico) famiglia tedesca.

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