lunedì 2 maggio 2011

Antonino Salemme - un caduto nella Seconda guerra mondiale

Nel numero 37 del 1942 del settimanale illustrato per ragazzi Intrepido viene ricordato con fervide parole della direttrice la nota scrittrice Wanda Bontà il sacrificio di Antonino Salemme caduto per la Patria. Secondo le precise regole del famigerato MinCulPop  (il Ministero della Cultura Popolare voluto da Mussolini) tutti i giornali periodici oltre ai normali programmi dovevano contenere almeno una pagina dedicata alle eroiche azioni dei combattenti italiani impegnati nella guerra in corso. Però le parole dedicate dalla direttrice a Salemme erano spontanee se non doverose e non di certo di circostanza. Antonino Salemme era tenente colonnello e contrariamente a quanto sembrava in un primo tempo cadde a Tobruk e non a El Alamein, entrambe località del continente Africano dove dapprima il sudore dei lavoratori italiani poi il sangue dei nostri eroi hanno lasciato una traccia incancellabile. Tobruk poi è in questi mesi un nome di grande attualità per le vicende libiche che si rincorrono nei notiziari. Salemme  che era nato a Gaeta nel 1893, era un abilissimo disegnatore-illustratore la cui arte era particolarmente adatta alla nascente editoria per la fascia di età dai 7 ai 18 anni e anche oltre, in fase di sviluppo negli anni ’30 dello scorso secolo. Alcuni editori come Nerbini o Mondadori avevano varato delle pubblicazioni come “L’Avventuroso” o “Topolino” di immediato impatto sui lettori: non esisteva la TV e quelle storie immaginifiche importate dall’America avevano incantato i ragazzi Italiani. I giovani fratelli Domenico e Alceo Del Duca vararono dal 1935 al 1937 pubblicazioni analoghe come  Monello o Intrepido scarse di storie di importazione ma ricche di vicende create da artisti italiani (dove persino un grande come Walter Molino si fece le ossa). Fu proprio nell’Editoriale Universo dei fratelli Del Duca che si inserì alla grande Antonino Salemme. I testi delle storie erano principalmente fatte in casa da Treddi, lo pseudonimo di Domenico Del Duca, coadiuvato dalla suddetta Wanda Bontà e dall’altra Maga di romanzi sentimentali-burrascosi che fu Luciana Peverelli, i cui contenuti romantici non escludevano le giovani lettrici che ne furono veramente conquistate. Il tratto di Salemme poi era dolce e fluente e quindi adatto a queste impostazioni. Fu un notevole successo e gli Editori poterono dichiarare che Intrepido era il più diffuso settimanale del settore. Secondo alcuni commentatori del dopoguerra sembra che Salemme fosse di religione ebraica ma i Del Duca, notoriamente liberi  e democratici consentirono all’artista di continuare il suo lavoro sino all’autunno del 1941 quando per le vicende belliche Salemme fu richiamato al fronte e dove diede la vita. Alla sua memoria fu conferita una medaglia di bronzo che i suoi eredi, con un gesto brillante, hanno legato al Museo Storico di Bergamo, assieme ad altri cimeli del pittore. Ci sono ancora alcuni anziani che conservano gelosamente le raccolte dei giornalini illustrati anche da Salemme e ogni tanto le sfogliano come si fa per le cose più care e ricche di ormai lontanissimi ricordi…

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