Siamo nella chiesa di san Babila a Milano giovedì 17 marzo 2011, giorno dedicato all’Unità d’Italia, in cui i monarchici hanno deciso di celebrare una santa Messa in suffragio dei quattro Sovrani di Casa Savoia che hanno retto la Nazione dal 1861 al 1946. Nonostante la pioggia la città è in fermento per la felice ricorrenza e la chiesa è affollata sia di cittadini fedeli all’ideale Sabaudo che di Cavalieri di alcuni Ordini Cavallereschi e di Guardie d’Onore delle Tombe Reali. All’inizio della funzione il sacerdote legge un caloroso messaggio, graditissimo, di S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele, che si dichiara vicino a tutti i partecipanti, poi il medesimo sacerdote elenca i nomi dei Re d’Italia che si vogliono onorare: Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, Umberto I e Vittorio Emanuele III: ovviamente male informato include Carlo Alberto che non fu mai Re d’Italia e tralascia Umberto II. Naturalmente è stato bello ricordare anche Carlo Alberto, ma non citare Umberto II, l’ultimo amatissimo Sovrano contemporaneo pur nell’esilio di molti dei presenti è stato un errore. A proposito di bufale, questa volta televisive, durante la telecronaca su RAI 1 delle cerimonie romane per i 150 anni dell’Unità del Paese, alcuni docenti Universitari commentano le varie tappe del Presidente Napoletano e viene ricordato quanto era frammentato il nostro Paese nel 1861 prima dell’Unità citando fra gli Stati pre-unitari il Ducato di Lucca ignorando che questa piccola entità statale non esisteva più dal 1847 con la morte di Maria Luisa d’Austria, decesso che aveva consentito ai Borbone di rientrare nel ducato di Parma momentaneamente retto vita natural durante dalla moglie di Napoleone, mentre Lucca dove erano provvisoriamente parcheggiati i Borbone, secondo i trattati del Congresso di Vienna, tornò a riunirsi al Granducato di Toscana. Altro lapsus televisivo: viene ricordato che nel 1911 in occasione del 50 anniversario, il Re Vittorio Emanuele II accompagnato dalla Regina Elena partecipò alle cerimonie: ovviamente si trattava di Vittorio Emanuele III. Infine viene ricordato che anche la Germania nel 1870 si unificò in un unico Impero sotto la Casa di Hohenzollern e il neo-Kaiser si chiamò Guglielmo I, mentre in Italia il nuovo Re volle mantenere la numerazione di quando era Re di Sardegna. Ma, diciamo noi, Guglielmo I portava tale numero anche quando era Re di Prussia, non essendoci stati altri Sovrani di questo nome, quindi nel suo caso non ci fu un problema di scelta ma di logica: pertanto un paragone fuori luogo.
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