martedì 6 settembre 2011

Il matrimonio del Principe Alberto II di Monaco

Questo avvenimento celebrato il 2 luglio ha suscitato vasto interesse in tutto il mondo: l’opinione pubblica mondiale disgustata da un’infinità di notizie deprimenti ha apprezzato questa favola moderna della bella campionessa di nuoto proveniente dal sud Africa ma di origini europee che ha fatto innamorare il Sovrano del piccolo ma importante Stato della Costa Azzurra. Erano presenti alla cerimonia molti Capi di Stato e altri Personaggi legati alla Famiglia regnante dei Grimaldi di Monaco e noi Italiani abbiamo notato con piacere tra gli invitati il Principe Vittorio Emanuele di Savoia con la consorte Principessa Marina e il loro figlio ed erede il Principe Emanuele Filiberto anche lui affiancato dalla moglie la Principessa Clotilde. Molto apprezzata anche la presenza di entrambi i Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, così come quella del Duca e della Duchessa di Castro, Carlo e Camilla di Borbone della Casa Reale delle Due Sicilie, amici dello sposo. Molto commentata l’assenza di membri dei Reali di Spagna se si considera che Alberto II  ebbe come madrina al fonte battesimale la Regina di Spagna Vittoria Eugenia, altra assenza rimarcata quella dei Savoia-Aosta parenti del Sovrano Monegasco per la comune discendenza dai Principi belgi della famiglia de Merode. Infatti nell’800 la contessa Antonietta figlia del Conte Werner de Merode sposò il Principe Carlo III di Monaco da cui nacque Alberto I, mentre Luisa Carolina, sorella di Antonietta, sposò il Principe Carlo Emanuele dal Pozzo della Cisterna che furono i genitori di Maria Vittoria la moglie dei primo duca d’Aosta  e che con lui cinse per un breve periodo la corona di Spagna. Da queste due predette sorelle de Merode discendono quindi sia i Principi di Monaco che gli attuali Savoia-Aosta. Tornando a Alberto I, uno dei più famosi e illustri sovrani che abbia avuto il Principato, ricordiamo che ebbe come prima moglie una Lady inglese, Mary Douglas Hamilton, figlia di W illiam, 11° Duca di Hamilton  e della principessa Maria del Baden, da cui nacque colui che poi fu il Principe Luigi II. La suddetta Maria del Baden era sorella di Giuseppina del Baden figlie del Granduca di quello Stato della Germania e di Stefania de Beauharnais, parente acquisita della prima moglie di Napoleone I. Giuseppina del Baden aveva sposato il Principe Carlo Antonio di Hohenzollern-Sigmaringen (figlio a sua volta di una Murat) e da loro discendono i Reali di Romania oltre ai Reali del Belgio (tramite Maria di Hohenzollern, madre di Re Alberto I del Belgio) e con la Regina Maria Josè i nostri attuali Principi di Savoia, nonché i Granduchi di Lussemburgo. Ecco, sommariamente spiegata la parentela tra i Grimaldi e alcuni dei loro ospiti alle attuali nozze, senza dimenticare i Sovrani nordici di Svezia, Norvegia e Danimarca discendenti dai Bernadotte ma anche dai Beauharnais. Concludiamo questa carrellata genealogica con il divorzio di Alberto I da Mary Douglas Hamilton la quale si risposò col Principe ungherese Tassilo Festetics de Tolna da cui nacque Maria Festetics de Tolna sposa al Principe Emil von Furstenberg genitori a loro volta del Principe Tassilo, primo marito della vivente Clara Agnelli, sorella maggiore dell’Avvocato, e la cui figlia la famosa Principessa Ira von Furstenberg era pure lei presente a Monaco il 2 luglio scorso. Luigi II Principe di Monaco ebbe una love- story a Constantine nel Marocco con la molto bella Juliette Louvet che svolgeva la rispettabilissima professione di lavandaia e dal loro amore nacque Charlotte che, legalizzata dal padre fu la sua Erede e madre del defunto Principe Ranieri III nato dalle nozze col Conte Pierre de Polignac. Fin troppo noto per essere ancora ricordato il romanzo di Ranieri III e di Grace Kelly, genitori di Albertto II. Curiosamente l’attuale Sovrano Monegasco ha scelto Charlène una ragazza del Sud-Africa e di origini germaniche mentre sua nonna Charlotte era una Nord-Africana di famiglia Francese.

L’Erede del Kaiser

 In lingua italiana la parola tedesca Kaiser significa Imperatore, e la storia c’insegna che di imperatori germanici ce ne sono stati parecchi, ma in Italia quando si cita questo termine si intende parlare di Guglielmo II l’ultimo sovrano dell’impero di Germania, nostro storico nemico nella prima guerra mondiale, e da noi e dai nostri alleati sconfitto nel 1918, deposto dai suoi sudditi e mandato in esilio. La stampa italiana dell’epoca, specialmente durante il conflitto, fu particolarmente aspra nei confronti di questo sovrano, ironizzando sulla sua personalità di inguaribile gaffeur o di pallone gonfiato presuntuoso e sprezzante. In realtà pare che sia stato un buon politico e un buon padre di famiglia, tormentato da un handicap al braccio sinistro, fattore questo che incise sul suo carattere, come capita sovente a persone colpite da difetti fisici. Il suo esilio si protrasse sino al 1941, anno della sua morte, il che gli consentì di vedere dove Hitler stava portando la Nazione che precedentemente era la sua. Apparteneva alla Casata degli Hohenzollern che dapprima regnante solo sulla Prussia, dal 1870, grazie al genio politico di Bismark, estese il potere sull’intera Germania, lasciando però, con una formula unica al mondo, al comando dei singoli stati minori (per citarne alcuni: il regno di Sassonia, il regno di Baviera i granducati di Baden e di Oldenburg e una ventina di altri)  i precedenti sovrani. Con la sconfitta del 1918 questo mondo è scomparso ma sono sopravvissuti i titolari di sovranità rimbombanti e dopo quasi cento anni i pretendenti a quei troni sono i pronipoti degli antichi sovrani. Dopo quattro generazioni anche il discendente del Kaiser non manca di sostenere i propri diritti se non alla corona imperiale almeno a quella reale di Prussia. Si tratta di un simpatico giovane di trentacinque anni di nome Giorgio Federico di Hohenzollern orfano di padre dalla più tenera infanzia e con un’unica sorella minore handicappata fisica e mentale, e che ha scavalcato nella successione dinastica alcuni zii colpevoli di matrimoni inadeguati mentre lui ha le carte in regole anche da parte di madre che nasce, benché solo Contessa, nella casata dei Principi di Castell-Rudenhausen. È stato giocoforza quindi per lui sposarsi non con una semplice commoner (borghese in inglese) ma con una esponente dell’Almanacco di Gotha. La cerimonia quasi fiabesca si è tenuta  nel castello di Sans-Souci a Postdam, località tanto legata alla storia di famiglia, in questo 27 agosto a poche settimane quindi da altre nozze principesche a conclusione di diverse love-story coronate. La sposa Sofia di Isenburg, una bella ragazza dai lineamenti irregolari ma dal fisico imponente, appartiene a una casata se non regale però imparentatissima con diversi sovrani d’Europa e che tuttora mantiene vive le antiche tradizioni: basti pensare che i due cognati di Sofia, mariti delle sue due sorelle maggiori, sono l’uno il Principe Carlo di Wied e l’altro l’Arciduca Martino d’Austria-Este, quest’ultimo figlio di Margherita di Savoia-Aosta la figlia maggiore dell’Eroe dell’Amba Alagi. Ricordiamo poi tra gli antenati della sposa il Granduca di Toscana Leopoldo II, zio materno del nostro grande Re Vittorio Emanuele II. L’unica dissonanza in queste nozze è la diversità di religione tra i due sposi, lui è protestante e lei è cattolica, ma in questi tempi di conclamato ecumenismo è quasi un esempio di grande apertura. Moltissimi gli invitati al castello di Sans-Souci, tra cui oltre ai citati cognati abbiamo notato con piacere l’85enne Principe Landgravio Maurizio d’Assia, il figlio maggiore della nostra compianta Principessa Mafalda di Savoia. Maurizio è apparso in ottima forma. Non resta che gridare “viva gli sposi” e augurare loro una vita serena con tanti piccoli Principini per la continuità della prima (almeno dal punto di vista storico) famiglia tedesca.

mercoledì 27 luglio 2011

Antichi ricordi

.
Un noto filosofo italiano ha dichiarato e scritto in un suo saggio che il più antico ricordo che affiora nella sua mente, è la sua immagine di bambino di quattro anni che si rifugia sotto il tavolo della sala da pranzo nella casa dove viveva con i suoi genitori. Il tavolo rappresenta un riparo dai pericoli che possono minacciare la sua breve esistenza, in cima dei quali sta la eventualità più terribile, cioè la morte. Senza raggiungere atmosfere così drammatiche il ricordo più lontano che credo di conservare nel mio animo, è che mi trovo su un treno proveniente dall’Emilia e diretto a Milano. Sono assieme ai miei famigliari e ci accingiamo a togliere le valigie dalle apposite reticelle dove le avevamo inserite alla partenza: ormai siamo quasi arrivati e dobbiamo prepararci a scendere, il finestrino è chiuso e io bambino di sei/sette anni guardo fuori e dalle decine o centinaia di binari quasi intrecciati, mi appaiono sulla sinistra dove ci stiamo per inserire le volte immense e cupe delle tettoie delle gallerie. Sono tre o quattro una gigantesca al centro e le altre leggermente inferiori per ampiezza si trovano sul lato destro, l’unico che mi è consentito di vedere. Il treno sta rallentando la velocità e quelle orrende volte, come bocche spalancate, stanno per inghiottirci. Ecco realizzarsi un incubo, la fine della spensieratezza delle vacanze in Emilia la terra delle burle e dei giochi verso Milano il luogo dove tutto è proibito e dove si concretizzano tutti i doveri, principalmente quelli scolastici. Quelle bocche nere che per qualcuno sono un modello di architettura ferroviaria per me sono il mostro che sta per cancellare con la sua voracità un periodo felice. Ci vorranno anni perché la mia opinione si modifichi, perché Milano la mia città che oggi adoro cambi l’aspetto ostile e severo ai miei occhi di bimbo e diventi l’unico posto dove mi fa piacere di vivere. Ma questo è un altro discorso.

Parentele Regali

.
Il Re Giorgio V d’Inghilterra, nonno paterno dell’attuale Sovrana Elisabetta II era cugino di primo grado dell’ultimo zar di Russia Nicola II in quanto erano figli di due sorelle (Alessandra e Dagmar principesse di Danimarca, quest’ultima più nota come Maria Feodorowna) e la somiglianza fisica tra i due sovrani era notevole tanto che parevano fratelli. Giorgio V poi era anche cugino sempre di primo grado della zarina Alessandra Feodorowna nata principessa Alice d’Assia-Darmstadt, moglie del suddetto Nicola II, per il fatto che la madre di questa zarina era la principessa Alice di Gran Bretagna figlia della Regina Vittoria e sorella del Re Edoardo VII, padre di Giorgio V; questa principessa inglese aveva sposato il Granduca Luigi IV d’Assia-Darmstadt, uno dei numerosi stati che componevano l’Impero di Germania. Tra la numerosa figliolanza di questa ultima coppia citiamo la primogenita Vittoria maritata con il Principe Luigi di Battenberg, un giovane appartenente a una famiglia diciamo così “morganatica” in quanto creata dalle nozze di un cadetto degli Assia-Darmstadt con una “semplice” contessa. Luigi di Battemberg quindi non era vincolato a una Nazione precisa e quindi fu preso sotto l’ala protettrice della potentissima Sovrana inglese che tra l’altro diede in moglie la sua figlia più  giovane di nome Beatrice a Enrico di Battenberg, fratello cadetto di Luigi.Questi due componenti della famiglia Battenberg assunsero quindi la cittadinanza britannica e sia Luigi che i discendenti di Enrico, morto nel frattempo, nel 1917 mutarono il nome in Mountbatten per cancellare l’origine tedesca, dato che l’Inghilterra era in guerra con la Germania: la medesima iniziativa fece a maggior ragione la famiglia regnante che assunse il cognome Windsor in luogo di quello di Hannover-Sassonia Coburgo Gotha. Luigi di Battenberg esperto uomo di mare ricoprì anche la prestigiosa carica di Primo Lord dell’Ammiragliato britannico. Il suo titolo nobiliare fu di Marchese di Milford Haven. La sua figlia primogenita di nome Alice aveva sposato appena diciottenne nel 1903 il ventunenne principe Andrea di Grecia cadetto di quella Casa regnante ad Atene da cui nacque, oltre a quattro sorelle, il Principe Filippo, che vide la luce nel 1921 nell’isola di Corfù. Quando nell’immediato secondo dopoguerra si trattò di trovare uno sposo per la principessa Elisabetta erede al trono inglese si riscontrarono in Filippo di Grecia tutti i requisiti idonei per farne un ideale Principe Consorte, e per accentuarne l’ascendenza britannica fu autorizzato a cambiare il cognome in Mountbatten , praticamente quello di sua madre, la quale, ormai vedova partecipò alle nozze del figlio assieme alla ormai anziana madre Vittoria marchesa di Milford Haven .Le sorelle di Filippo che avevano sposato Principi tedeschi non furono invitate. Si era nel 1947 e la guerra con la Germania era terminata da poco per cui fu ritenuto opportuno questo comportamento, anche perché i cognati di Filippo non avevano contrastato il nazismo. Il 10 giugno Filippo, che notoriamente non ostenta la qualifica di principe consorte ma porta il titolo di Duca di Edimburgo compirà la bella età di 90 anni può vantarsi di aver ricoperto il suo ruolo con abilità e simpatia. Questo a riprova che la scelta degli inglesi e specialmente della Regina, è stata felice.

….baùscia….

.
Chi ha una certa età ed è nato o ha vissuto da diversi anni a Milano conosce questa parola che sino a non molto tempo fa era usuale nel gergo della grande città lombarda. Oggi non la si sente quasi più, forse a causa o per merito della televisione che ha insegnato a tutti a parlare in italiano eliminando certi termini dialettali, come appunto “baùscia” che veniva comunque inserito nel discorso anche se si parlava appunto in lingua e non in dialetto. Eppure questa breve parola concentrava nelle sue poche lettere un concetto chiarissimo che per coloro che milanesi non sono spiegheremo brevemente. “Quel lì l’è propi un bauscia” oppure: “Te se propi un gran bauscia” (Quello li è proprio un bauscia oppure: Sei proprio un gran bauscia)  Dove il termine in questione sta, per chi non lo avesse ancora capito, per sbruffone, o più letteralmente per uno che perde la bava tanto si sbrodola nel darsi delle arie. Uno che sa tutto anche se non sa niente, uno che ha la soluzione per ogni problema. E pensare che, come abbiamo appena detto, anche se il termine è stato quasi completamente eliminato, al contrario la categoria dei bauscia (con l’accento sull’u detto alla francese o alla milanese) non è affatto estinta anzi è più fiorente che mai e basta accendere il tasto della televisione per constatarne la presenza incombente. Senza fare elenchi di nomi uno dei più idonei a questo in fin dei conti bonario epiteto è quel politico il cui maggior vanto era il suo “celodurismo”. Ma non è il solo, ce ne sono altri che, magari con maggior classe  ma con sorrisi sarcastici cercano di demolire gli avversari con frasi sprezzanti o battute perfide, come  colui che ha definito il ministro Brunetta: “un gigante della politica” o la onorevole Rosy Bindi “più bella che intelligente”. Ma queste più che bausciate (termine derivante dal precedente) sono boutades…..

Qualche passo avanti…

.
Ormai da circa 65 anni le parole “viva l’Italia” o l’inno di Mameli eravamo ridotti a sentirli solo durante le partite di calcio ma ora anche il Festival di San Remo ha capito che per fare  audience questi argomenti possono servire e allora ha coinvolto Roberto Benigni che, nobilitato da un Premio Oscar, ha assunto agli occhi dei fruitori di schermi e teleschermi una figura carismatica adatta al compito di ricordare agli Italiani che non è un peccato essere orgogliosi della nostra identità e che forse le nostre virtù sono maggiori dei nostri difetti. Quindi stiamo facendo qualche passo avanti rispetto all’orgia di auto-denigrazione che ci ha accompagnato specie nel settore cinematografico per alcuni decenni. In questa ottica va vista anche la (sembra definitiva) decisione governativa di dichiarare festiva la data del 17  marzo 2011 - relativa ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Come ha già detto qualche altra voce autorevole il 17 marzo 1861 non fu proclamata ufficialmente l’unità del nostro Paese ma fu sancita la nascita del Regno d’Italia sotto la sovranità costituzionale della Casa di Savoia, un patto tra gli Italiani, che si erano battuti nelle guerre del Risorgimento e che poi avevano ribadito con i Plebisciti, e la Dinastia che aveva realizzato l’anelito unitario. Poi dato che la Storia è un divenire di eventi una limitata maggioranza di cittadini, il 2 giugno 1946,  decise che la Monarchia era una sovrastruttura superflua e preferì la forma repubblicana. Eppure nella consultazione per il referendum istituzionale ben 10.719.284 di Italiani si confermarono monarchici (e non si attese neppure il ritorno in Patria di migliaia di nostri concittadini ancora ex prigionieri di guerra) quindi ancora legati a quel patto inscindibile di fedeltà e di riconoscenza verso i Sovrani Sabaudi che avevano messo in gioco tutto ciò che possedevano per l’unione di tutti gli Italiani. Ebbene, certo sappiamo che il referendum non è una semplice consultazione elettorale che si replica ogni sei anni, di questi milioni di Italiani (ormai quasi tutti morti) non si parla mai, eppure non protestarono e operarono lealmente per la ricostruzione del Paese. Allora in questo Centocinquantesimo anniversario, che avrà un altro suo “clou” anche il 2 giugno con la presenza a Roma di molti Capi di Stato, non sarebbe il caso di onorare la memoria degli sconfitti del 1946, il Re Umberto II per primo, che non provocarono sommosse ma operarono per la pacificazione? Basterebbero poche parole ma concrete, o addirittura la sepoltura al Pantheon degli ultimi due Sovrani e delle loro Consorti; 10 milioni e 7 centomila Italiani ne avrebbero diritto e sarebbero ulteriori e positivi passi avanti per l’Unità, per la Storia e infine per l’Italia!

Svolta a sinistra

.
Nelle due recentissime consultazioni elettorali, Amministrative per alcuni comuni anche importanti come Milano e Referendum su questioni vitali, gli esiti hanno denotato una decisa sterzata a sinistra dell’elettorato italiano, come hanno dovuto riconoscere a bocca storta anche i politici del centro-destra. Per quanto concerne i Referendum un errore colossale è stato commesso dal Premier che alla vigilia della consultazione ha dichiarato che non sarebbe andato a votare. Avrebbe invece dovuto dire, secondo la logica: “Andrò a votare e voterò no”. Il fatto che molti dei suoi supporters abbiano seguito il suo esempio, cioè abbiano disertato le urne, ha fatto apparire travolgente la vittoria dei sì dei suoi avversari. Altro sbaglio commesso dal Premier qualche settimana prima delle suddette votazioni è stata una categorica ed enfatica esternazione durante un incontro con un numeroso gruppo di esponenti di un movimento cattolico: senza che nessuno gli avesse fatto esplicita richiesta in merito, aveva dichiarato: “Fin che io sarò a capo di questo governo non approverò nessun matrimonio tra persone dello stesso sesso né adozioni di bambini da parte di singoli o di coppie omosessuali”. Dichiarazioni che per qualcuno potranno essere giudicate sacrosante ma inopportune e controproducenti a giudizio di potenziali elettori non dico intenzionati a convolare a nozze con un individuo del suo stesso sesso o in vena di adozioni innaturali, ma semplicemente giudicate anti-gay da parte di un vastissimo elettorato omosessuale o semplicemente simpatizzante. Cioè in parole povere quando un Politico si esprime in un comizio non deve dire: non farò questo né farò quello…” ma deve dire quello che intende fare, possibilmente di natura positiva… L’eterno braccio di ferro tra il Premier e i Giudici poi ha indotto molti benpensanti ad allontanarsi dalle posizioni cui avevano aderito mandandolo a Palazzo Chigi alle ultime politiche, a cui si sono aggiunti i particolari delle notti di Arcore e qui ci sono da sottolineare gli insulti delle donne per le frequentatrici di quei convegni e l’invidia degli uomini meno fortunati. Ecco quindi alcuni motivi della “Svolta a sinistra” svolta solo di tendenza perché teoricamente non dovrebbe avere conseguenze politiche.  Ma che costituisce un formidabile campanello d’allarme per chi si era addormentato sugli allori o un impulso come dire: “Svegliatevi” per chi vorrebbe subentrare all’attuale manovratore nella stanza dei bottoni.